Attore condannato a morte, la tragedia senza senso: basta un’opinione per morire

Continua la tragedia in Iran dopo le proteste per l’uccisione di Mahsa Amini. Un altro giovane manifestante è stato condannato a morte per il semplice fatto di aver espresso la sua opinione.

L’attore ed interprete teatrale iraniano, Hossein Mohammadi, è stato ufficialmente condannato a morte dalle autorità di stato iraniane per aver preso parte alle manifestazioni contro il regime.

Hossein Mohammadi, condannato a morte
Hossein Mohammadi (www.newstv.it)

Tutto è cominciato, come molti sapranno, con la morte di Mahsa Amini, la 22enne fermata e uccisa dalla polizia morale iraniana perché non aveva indossato correttamente l’hijab, il tradizionale velo obbligatorio per le donne di religione musulmana.

Sebbene la voce del popolo si sia sollevata chiara e forte per le piazze di tutto l’Iran, il regime sta continuando la sua politica di violenta repressione con arresti e condanne a morte. Già durante le manifestazioni sono stati tantissimi i minori spariti e uccisi dalla polizia, che in decine di casi ne ha occultato i cadaveri.

Molti altri sono stati arrestati in attesa di una condanna definitiva. Questo è ciò che è successo al 26enne Hossein Mohammadi, che è stato arrestato lo scorso 5 Novembre. Ad un mese dall’incarcerazione, il reporter della BBC Khosro Kalbasi Isfahani ha confermato la pena di morte per il giovane.

A decidere è stato il tribunale di Karaj, che ha individuato l’attore come facente parte di un gruppo composto da cinque persone, tutte arrestate lo scorso 5 Novembre e tutti condannati alla pena di morte.

Giovani impiccati per strada, la violenza del regime

La stesso fato è condiviso dall’ex calciatore Amir Nasr-Azadani, coetaneo di Mohammadi e anche lui condannato alla pena capitale per aver partecipato alle manifestazioni contro le violazioni dei diritti umani, perpetrati dal governo dell’ayatollah Khomeini.

Attore condannato a morte in Iran
Attore (www.newstv.it)

Insieme a Nasr-Azadani un secondo gruppo di imputati al tribunale di Isfahan; il capo Asadollah Jafari ha dichiarato che l’ex calciatore farebbe parte di un gruppo di 9 giovani, imputati per aver “martirizzato” tre agenti della sicurezza “durante i disordini del 25 novembre”.

La Repubblica islamica li ha condannati definendoli traditori del paese, colpevoli di atti di guerra, una minaccia per la sicurezza del popolo. Il gruppo di Azadani è stato infatti definito un gruppo armato e organizzato che opera con l’intenzione di colpire la Repubblica islamica dell’Iran. Con questa scusa continuano a terrorizzare il paese, decidendo arbitrariamente la fine di tante giovani e brillanti vite.

L’immagine di questo terrore è il corpo senza vita di Majidreza Rahnavard, un altro giovanissimo manifestante di 23 anni, accusato di aver ucciso due Basiji (militari delle forze paramilitari dell’ayatollah) e per questo condannato a morte. La sua esecuzione è avvenuta pubblicamente a Mashhad, la sua città natale, dove è stato impiccato su una gru.

Articolo di Federica Pollara