Leggende della TV | A letto dopo Carosello: Pippo, l’ippopotamo blu

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È davvero il caso di dire: Vi sblocco un ricordo. L’immagine goffa e dondolante porterà inevitabilmente alla mente una notissima marca di pannolini… ma anche tanti ricordi.

Oggi quando si parla di Carosello è come parlare di eoni fa, un’era geologica lontanissima, passata rapidamente nel dimenticatoio, se non per qualche immagine, un colore che, come risucchiati da una porta spazio/temporale ci porta a rivivere sensazioni che pensavamo sepolte.

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Pippo l’ippopotamo (web source)

Un rito di passaggio

Carosello era un rito, l’ultimo momento che vedeva grandi e bambini seduti insieme davanti alla TV. Era un altro mondo, la televisione era una sola e la scelta dei programmi era affidata agli adulti, i bambini al limite facevano da telecomando vivente… alza, abbassa il volume, cambia canale… In realtà la scelta era minima, primo e secondo canale per moltissimo tempo. Le trasmissioni finivano anche presto, accompagnate da un’immagine, il monoscopio, accompagnata da una musica altisonante ed inquietante, “Armonie del pianeta Saturno” il cui autore era Roberto Lupi.

Quella raccolta di “reclame” era un momento per sorridere insieme. I grandi della pubblicità di allora erano tenuti ad inventare una trama e non solo una mera successione di immagini del prodotto, così voleva la legge. Molti erano fatti in serie, come brevi puntate di una storia che andava avanti nel tempo e che grandi e piccini aspettavano con ansia.

Anche i prodotti meno “nobili” venivano innalzati dall’idea del creativo. Non era possibile, per la legislazione dell’epoca, essere troppo diretti, anche solo sfiorare la volgarità. Qui la differenza la faceva il genio creativo di colui che era capace di elevare al rango di arte anche un oggetto comune. Un esempio: il pannolino

Pippo l’ippopotamo

Ben lungi dal poter mostrare l’estrema assorbenza con diluvio di liquidi su un centimetro quadro di fluff o solo accennare al contenuto del pannolino, bisognava inventare vie traverse per renderlo accattivante e, ovviamente, venderlo.

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Ecco il meccanismo (web source)

Ed è in quest’ottica che è nato Pippo, l’ippopotamo che era il protagonista dei corti che pubblicizzavano una notissima marca di pannolini.  Nato nell’agenzia di Armando Testa, fu realizzato da Santo Alligo. Il primo Pippo, scolpito da Pietro Gilardi in due pezzi di poliuretano espanso, aveva il difetto di essere fisso. Per il colore si scelse il blu perché era il colore delle sculture di ippopotami dell’antico Egitto. Si arrivò poi a realizzare il modello mobile, che era animato da due impiegati dell’agenzia, il grafico Loris Dalmasso e Walter Danzero. Correva l’anno 1967 e la computer grafica era di là da venire.

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